Con il tema “L’arte e la maniera. Il giardino intelligente, pensato con passione e coltivato con cura”, Horti Aperti 2026 completa e rilancia il percorso avviato nelle precedenti edizioni con Bosco e Giardino e Avant Garden. Coltivare il futuro.
Il nuovo manifesto porta a sintesi i due assi fondativi della manifestazione: da una parte il sapere botanico, la competenza vivaistica e la qualità delle piante; dall’altra la creatività, la cultura del progetto e una sensibilità ambientale sempre più necessaria.
Il giardino viene così interpretato come un vero e proprio ecosistema culturale e biologico. Non soltanto uno spazio da coltivare, ma un esercizio di pensiero, immaginazione e creatività: il risultato di una “produzione artistica”.
Fare giardinaggio significa progettare, scegliere, attendere e imparare dalla natura. Significa anche assumersi una responsabilità verso le piante, il suolo e l’intera comunità di esseri viventi che abita il giardino.
In questo percorso, l’arte richiama una bellezza capace di entusiasmare e ispirare, mentre la maniera rimanda al gesto, all’esperienza e al “saper fare” del giardiniere, del vivaista e dell’ibridatore. Una conoscenza costruita nel tempo attraverso l’osservazione e il rapporto diretto con le piante.
Che cos’è il giardino intelligente
Parlare di giardino intelligente significa immaginare un giardino sensato e contemporaneo, capace di lavorare con la natura anziché contro di essa.
Un giardino nel quale fare meno, in alcuni casi, significa fare meglio. L’obiettivo non è intervenire continuamente per correggere la natura, ma imparare ad ascoltarla e ad adattarsi ai suoi ritmi.
La sensibilità diventa quindi uno degli strumenti fondamentali del giardiniere: osservare le piante, comprenderne la crescita, riconoscere il momento in cui diventano autonome.
Coltivare con cura non significa soltanto seguire delle regole di manutenzione, ma recuperare una relazione più profonda con la natura.
Piantare in autunno
Uno degli esempi più concreti di questo approccio è la scelta di piantare in autunno.
Alberi, arbusti e molte piante perenni messi a dimora in questa stagione possono beneficiare di temperature ancora miti, piogge più frequenti e minore stress idrico.
Le radici hanno così il tempo di svilupparsi e la pianta può arrivare alla stagione successiva più autonoma e meno dipendente da irrigazioni e cure continue.
Quando l’estetica incontra l’etica
Per Horti Aperti 2026, estetica ed etica non sono elementi contrapposti.
Il giardino rimane prima di tutto una grande esperienza sensoriale, ma la bellezza evolve insieme alla consapevolezza.
La manifestazione è pensata come un giardino diffuso, nel quale la vista viene attratta dalle composizioni degli stand, mentre profumi, tatto, suoni e gusto contribuiscono a costruire un’esperienza immersiva.
Alla qualità botanica si uniscono così composizione, creatività e bellezza.
Arte, natura e paesaggio
Il tema dell’arte assume un significato particolare anche per il luogo che ospita Horti Aperti.
La quinta edizione della manifestazione coincide infatti con il quinto anno dall’apertura del Parco Horti dell’Almo Collegio Borromeo, un progetto che intreccia habitat naturali, arte contemporanea, impegno etico, equità e inclusione sociale.
Nel Parco, tra percorsi d’acqua, differenti habitat e oltre 3.000 arbusti e piante, sono presenti opere di artisti contemporanei come Arnaldo Pomodoro, Nicola Carrino, Gianfranco Pardi, Luigi Mainolfi, Mauro Staccioli, Salvatore Cuschera, Ivan Tresoldi e David Tremlett.
Un luogo nel quale il linguaggio dell’arte entra fisicamente nel paesaggio e dialoga con la natura.
Con Horti Aperti anche gli stand degli espositori diventano parte dell’esperienza culturale, attraverso allestimenti pensati e realizzati “a regola d’arte”.
“L’arte e la maniera. Il giardino intelligente, pensato con passione e coltivato con cura” invita quindi a guardare il giardino come a un luogo di alchimia quotidiana.
Forme, colori, profumi, ricordi, storie di ibridazione, viaggi e adattamenti trasformano ogni pianta in un racconto. Coltivare un giardino significa, in fondo, costruire un piccolo atlante personale del mondo e un proprio diario sensoriale.
